L’incontro
di Annamaria Tanzella

Ho conosciuto Percival al parco, durante la bella stagione. Io e lui eravamo lì in veste di accompagnatori di due bambini deliziosi, Amedeo e Carlina, nostri nipoti. Ero divenuta nonna alcuni anni dopo il pensionamento: trentacinque anni di insegnamento in lettere presso l’istituto commerciale Marconi. Avevo trascorso la mia vita , dopo l’università, sempre con il fiato in gola, come tante che conciliano il matrimonio con figli alla professione fuori casa. Mi ritrovavo a sera stanca, ma soddisfatta di condurre bene quella barca senza andare mai alla deriva. Ma gli anni inesorabilmente passano in fretta e se sino a ieri ero moglie, mamma alle prese di due bei ragazzi e insegnante stimata, oggi sono una pensionata vedova. Sono sola… la mia casa è vuota, di colpo il trambusto caotico ha lasciato il posto al silenzio perfetto. Mio marito non c’è più, dall’oggi al domani ha chiuso gli occhi per sempre, e i figli subito dopo hanno creato un loro nucleo familiare. Ma la vita è piena di risorse e ti concede nuove sensazioni, nuove esperienze.
Quando ho abbracciato per la prima volta Carlina ho dimenticato le mie pene, la tristezza, la solitudine e mi sono sentita rinascere. La mia giornata ha ripreso colore e ha avuto uno scopo: mi occupo a tempo pieno della dolcissima nipotina, che più guardo e più trovo somigliante a mio marito del quale porta il nome. Adoro il parco della mia città e è lì che conduco Carlina tutte le volte che le condizioni climatiche me lo consentono. Fra il verde dei platani e gli schiamazzi festanti, i miei occhi tornano a scrutare il mondo facendo vibrare il mio cuore. Come me agli stessi orari in quel giardino, noto da qualche tempo un distinto signore in compagnia di un bel bambino biondo dall’aspetto nordico. Carlina muove i primi passi e cerca la vicinanza di altri bambini, finisce per andare spedita sempre dal bimbo dai capelli chiari seduto nel passeggino, lei diventa anche il tramite per la conoscenza da me desiderata.
“Amore di nonna – le dico sorridendole con gli occhi – non importunare questo bel piccoletto!”
“Lasci stare signora – risponde compostamente il distinto uomo – il mio nipotino, Amedeo, deve socializzare con i bambini e la sua è così graziosa!”
Si instaura un rapporto d’amicizia, e al pomeriggio quando raggiungiamo il parco ci accomodiamo insieme su un’unica panchina. Siamo entrambi timidi e riservati, e solo dopo diversi giorni passiamo alle presentazioni e alla conoscenza dei nostri rispettivi nomi.
“Percival – gli dico divertita – i tuoi adoravano i Cavalieri della Tavola Rotonda?”
“Già – annuisce di rimando – mia madre ammirava il coraggio e l’onestà del personaggio leggendario. Ma anche tu non sei da meno con il nome Ermenegilda!”
Abbreviamo i nostri nomi pomposi in “Val” e “Gilda” e scopriamo di avere molte cose in comune, a parte la vedovanza, siamo amanti dell’arte e dei viaggi alla scoperta del mondo.
Purtroppo la piccola Carlina contrae una malattia esantematica e io sono costretta a restare a casa; il mio pensiero corre a Val, alle nostre belle chiacchierate, ai nostri discorsi profondi, alle nostre confidenze. Si susseguono i giorni e mi sembrano spenti, sono in pena per Carlina che piagnucola e si agita per il fastidio causato dalle pustole della varicella e sono triste perché non rivedo il mio caro amico Val. Non avrei mai immaginato che un altro uomo sarebbe potuto entrare nei miei pensieri, ma il peso della solitudine mi opprime e mi assale nei momenti in cui divido questa casa, sola con me stessa. Mi sento colpevole e al tempo stesso innocente.
Quando torno al parco lui è seduto alla nostra panchina e mi accoglie con un sorriso che penetra l’anima.
“Gilda – esordisce – credevo che non volessi più vedermi. Non ci siamo scambiati neanche i numeri telefonici… ti avrei chiamato!”
“Hai ragione, siamo due timidoni distratti. Carlina era ammalata e io durante questi giorni…”
Val mi interrompe garbatamente: “Non dire nulla, i tuoi pensieri sono anche i miei!”
Siamo sulla stessa lunghezza d’onda: un’armonia perfetta, troppo speciale da offuscarla per ora con un rapporto diverso.
Giunge l’autunno con le sue piogge e gli incontri si interrompono, ma non l’amicizia con Val che mi telefona puntualmente ogni giorno; quelle chiamate sono per me un appuntamento vitale. Medito su questa situazione, ormai è quasi un anno che ci conosciamo e il destino ha messo sulla mia strada un uomo straordinario, perbene e con valori uguali ai miei. Non siamo ancora da buttar via: siamo solo all’inizio della terza età e allora cosa ci frena? Perché non prendiamo una decisione? Se non fossimo troppo attaccati alla famiglia e al giudizio dei nostri figli!
Carlina compie due anni e sono invitata alla festa di compleanno che mio figlio organizza in una ludoteca adibita a luogo ricevimento per i piccoli.
“Mamma – mi dice – presenzieranno molti miei amici con le rispettive mogli e figli e conoscerai il mio ex direttore, te ne ho parlato quando ha perso la moglie, ricordi… è una brava persona! Sai mamma ti vedrei bene con lui, con tutto il rispetto per papà, è l’unico che potrebbe prendere il suo posto.”
Sono esterrefatta, non avrei mai pensato di udire una simile proposta.
Il luogo attrezzato ai giochi è super colorato e armonioso, la sala trionfa di palloncini e festoni assieme ai piccoli scatenati che ruotano attorno a Carlina, ormai sicura sulle sue gambette.
Fra i presenti noto Val, ci sorridiamo sconcertati e stiamo per venirci incontro, quando mio figlio mi prende sottobraccio e mi sussurra: “Vieni che ti presento il signor Percival, il mio ex direttore.”

2 Commenti

  1. Un racconto piacevole e ben narrato.
    Annamaria, mi piace la tua scrittura:
    sai coinvolgere il lettore.

  2. bello..appassionante…convincente..servono pochi aggettivi per descrivere questo entusiasmante racconto…Brava Annamaria


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