Questo breve racconto di Eva Filigoi è frutto di un esercizio svolto durante un laboratorio di scrittura, realizzato a partire dall’incipit dell’omonimo racconto di Giorgio Manganelli, “Centuria” (1979).

Cinquantanove (incipit di Giorgio Manganelli, Centuria, 1979)

«Un signore privo di fantasia e amante della buona tavola incontrò per la prima volta se stesso ad una fermata d’autobus. Si riconobbe immediatamente, e ne provò solo un blando stupore; sapeva che, sebbene rari, avvenimenti del genere erano possibili, anzi non infrequenti. Ritenne opportuno non far mostra di essersi riconosciuto, dato che non erano mai stati presentati. L’incontrò la seconda volta lungo una strada affollata, ed una terza davanti ad un negozio di abbigliamento maschile. Questa volta si fecero un breve cenno reciproco, ma non si rivolsero la parola. Ogni volta egli si era esaminato con cura; aveva trovato che il se stesso era dignitoso, elegante, ma gravato da un’aria triste, o almeno pensosa, che non gli riusciva di capire. Fu solo al quinto incontro che si salutarono con un sommesso “Buonasera”, ed anzi egli sorrise, e si accorse, o così gli parve, che l’altro non rispondesse al suo sorriso. La settima volta, all’uscita da un teatro, il caso volle che essi venissero sospitni dalla folla l’uno verso l’altro…»

Era in gran imbarazzo per quell’improviso contatto fisico; non era tipo da gradire quelle confidenze che usano spesso fra quelli che vogliono a tutti i costi mostrarsi socievoli. Scusandosi a fil di voce, si scostarono osservandosi di sottecchi mentre si riassettavano gli abiti.
“Beh” disse lui “forse, ormai che ci siamo, sarebbe il caso…”
“Beh, sì” disse l’altro “potremmo approfittarne…”
“Beh, già… potremmo…”
“Beh, sì… però in realtà io…”
“Beh, anche io a dire il vero…”
“Beh, ecco magari la prossima volta…”
“Beh, sì sì… ecco, la prossima…”
Si allontanò frettolosamente, per paura che l’altro potesse cambiare idea. Non lo rivide per molto tempo. Inizialmente si preoccupò, poi quasi ne fu sollevato.
In fondo, non aveva mai avuto dubbi che esistesse; e quel che aveva potuto intuire non si discostava troppo dall’idea che si era fatto di se stesso. Certo, un’idea vaga, imprecisa e superficiale; ma aveva vissuto fino ad allora così bene senza sapere altro di se stesso!

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